Se dipingere significa raccontare con il colore sul bianco di un foglio o di una tela le immagini del cuore e della mente, sento il bisogno di andare oltre questa definizione, inserendo prima di dipingere, sul supporto bianco (tela, tavoletta, cassetta, foglio) un collage di pagine di libri antichi, stralci di giornali con caratteri cinesi o arabi, partiture musicali, pagine di fotoromanzi anni '60, o di quaderni ingialliti scritti con il pennino e il calamaio. In questo modo il colore e il segno del dipinto, navigano nello spazio senza tempo del collage delle carte del passato. Sento il bisogno di creare un universo di scritture, su cui dipingere, sia perchè la scrittura è un importante strumento di comunicazione di pensieri e di concetti sia perchè esprime una propria arte. Una scelta di natura lirica, emozionale, che mi fa vivere. Sentimenti, valori antichi e misteriosi. Per questo, la raccolta di fogli di libri antichi, di giornali cinesi, arabi, di pagine di fotoromanzi, di quaderni scritti con il pennino e l'inchiostro, di spartiti musicali, per me è diventata un desiderio, una voglia artistica immensa, come passeggiando su di una spiaggia dopo la mareggiata alla ricerca di legni consumati, di sassi, di conchiglie, per assemblarli insieme in un'opera d'arte. Giro tra i banchi degli antiquari, nelle sacrestie abbandonate dai fedeli, nei grovigli cartacei gettati dagli archivisti comunali, nelle umide cantine dei paesi alla ricerca di fogli, di memorie che quando le vedo le sento mie con una voglia irresistibile di prenderle con me. Costruito il mio foglio, la mia tela, con il collage di pagine di storia e di arte, 'getto', o meglio spruzzo la mia onda, il mio mare, sulla tela o sulla tavoletta posta su di un piano orizzontale. Preparo nei bicchieri i blu, i verdi, i turchesi, i bianchi, e con una siringa li muovo come fa il vento con le acque del mare. I colori acquosi si uniscono fra loro con la vibrazione e la forza del mare in tempesta, in un movimento continuo. Gli spruzzi del mare diventano così come la bacchetta di un maestro d'orchestra, e danno via alla musica del racconto, diventando la chiave musicale del mio racconto. Non è un'onda devastatrice, un'onda anomala, ma un movimento armonioso, di colore, di musica, di vita. Si forma così, L'onda del ricordo: perchè il mio racconto ripercorre i paesaggi, i giochi, la vita della mia infanzia, insieme a ironiche storie del presente. Come scrisse nel 2003 Riccardo Guerrieri 'in effetti il cavallone di Barrani è più ideale che reale, più astratto che concreto; tale onda rappresenta la soluzione pittorica attraversala quale l'artista recupera dalla sua memoria, i ricordi, gli oggetti e le emozioni della sua fanciullezza. Questo vortice d'acqua perde così i connotati più strettamente figurativi per assumere una funzione essenzialmente mediatica e simbolica'. E' 'l'onda del ricordo', il fluire della memoria gli anni dell'infanzia.' Oggi la mia onda la definirei come 'l'onda del tempo', un'onda più complessa e importante, perchè si abbatte su spiagge fatte di speranze, conquiste, desideri, contraddizioni dell'intera umanità, tra violenze e disuguaglianze, e che ritirandosi, lascia dietro di sè, i segni e i sogni del passato, l'ironia sul presente, facendo emergere la bellezza dell'uomo e della vita. Spetta me di cogliere questi messaggi, dipingerli, prima che arrivi un'altra onda a cancellarli. Appuntare tutte le cose che mi circondano, e come una sorta di lente di ingrandimento, farne emergere aspetti e lati poco osservati e inediti. Inizio così con la matita a segnare, il mio racconto, con l'ironia e la bellezza della vita. Come scrisse Valerio P. Cremolini: 'Barrani esuberante nel colore e nella ricchezza di simboli, declina nella sua pittura uno scenario esistenziale su cui l'artista con magistrale sicurezza elabora il suo racconto pittorico, condensato di spinta immaginativa e di attenti sguardi sulla realtà. La felice convivenza sulla tela, dall'impianto sostanzialmente figurativo, di esplicite tracce informali contribuisce a dare movimento alle estrose ed inconfondibili composizioni del pittore, pervase di senso di appartenenza alla propria terra, di affettuosi malinconici richiami autobiografici e di significative motivazioni spirituali'. Inizio il mio disegno, alcuni temi: le navi spigolose, le case, la chiesa, la ciminiera, la danza dei delfini, le mongolfiere, la bilancia, i giochi dell'infanzia, sono comuni, altri si succedono per cicli, per ampliare e rendere universale il danzante racconto dei primi. La Prin-Abelle Jana mi scrisse: “ il suo paesaggio sembra rivestire il guscio di un uovo dove dentro la placenta c'è un altro mondo, illuminato da romantiche lune, dove tutto è veramente favola, dove la dolce notte si confonde nel tempo, dove non esiste nè lo spazio, nè le leggi della natura, ma è come se in quell'ambiente, qualcosa potrebbe forse venir realizzato'. Spuntano così le mie navi verticali, taglienti con delle finestre aperte, illuminate o oscure, con una ciminiera che fuma note musicali. La nave perchè rappresenta un percorso umano, per chi ha solcato gli oceani, per lavoro o per immigrazione, con le sue mille storie, le sue avventure immaginarie. Per questo a volte compaiono quelle icone che i naviganti cercavano e tenevano per ringraziamento alla madonna, per averli salvati da mareggiate o da temporali. Vicino alle navi come in movimento girano le case verticali gialle e rosa, con i tetti rossi, e la chiesa con la facciata a righe bianche e nere. Le case sono unite dai ponticelli che collegano i carruggi fra di loro, come abbracciate, forse per farsi coraggio e andare ancora avanti in questa veloce trasformazione del paesaggio. E' una grande piazza vociante, dove tutti parlano, ma nessuno comunica, isolati nel proprio mondo. Spunta la ciminiera dell'Enel o della fabbrica con le sue righe rosse e bianche, che però non fuma inquinamento ma suona come uno strano piffero note musicali, come un sogno irripetibile, come per incantaci e portarci in un altro mondo. I delfini rossi danzano e giocano divertiti con palloni colorati, come se per loro non fosse cambiato nulla. Le mongolfiere alzano al cielo ora barchette di carta, ora bilance, dove un pezzo di dollaro fa da contrappeso alla cultura del nostro paesaggio, come a voler salvaguardare alcune cose dalla bruttezza attuale, o evidenziarle meglio altre come esempio per tutti. Un uomo barbuto compare dietro una finestra con la grata dei carcerati, su cui asciugano pochi panni bagnati, guardando fuori serio e sbigottito. Pensa a tante cose, incarcerato, ma anche in cella può dipingere. I panni stesi delle casalinghe asciugano al sole, a segnare un momento di vita quotidiana. In una presentazione Enrico Formica mi scrisse, 'l'apporto ludico infantile fiabesco che richiama tutta una linea novecentesca che dai fauves porta a Kandischij, alla Brucke e più tardi a Dubuffet e Calder, è vero che dietro l'apparenza svagata e sognante da allegro giramondo serpeggiano sottili inquietudini, spunti di riflessione critica sul mondo offerti senza arroganza e senza pretese: piccoli dettagli che si possono non notare subito nell'horror vacui e nelle festose accumulazioni di questi lavori, ma non per questo difficili da percepire. Pesi e bilance misurano in Barrani ideologie e consumismi, mongolfiere incombono con i passeggeri di una globalizzazione drammatica e minacciosa, il paradisiaco hortus conclusus delle sue Cinque terre è minacciato dai soldi facili del turismo'. I cicli che mi hanno interessato sono diversi, vanno dai disegni e dai segni preistorici, al mistero e al significato della maschera, alle costellazioni, e alle carte da gioco intese come calendario e scrittura del destino dell'umanità, nate da ignote leggi cosmiche. Inizio a dipingere il cielo con la mia personale tecnica ad acquarello. Il colore si apre, si frammenta, si irradia con mille sfumature come in tante piccole esplosioni. I disegni del mio racconto, li dipingo invece con un colore forte, pulito, uniforme, senza sfumature. Le figure senza dimensioni e prospettiva galleggiano così sull'universo informale del cielo, creando un mondo onirico, visionario, ironico dell'attuale realtà. L'amico Maurizio Maggiani mi scrisse 'c'è un'infanzia del gesto artistico che non smetterà mai di sorprendermi. È un momento d'oro di crescita gioiosa e sconsiderata, un farsi dell'oggetto creativo come di un libero dispiegarsi di intenti inconsci o pre-consci, che trovi materiali di rappresentazione miracolosamente intatti da usure e decadimenti. Barrani dipinge alacremente uno stato dell'animo, una sua adesione all'ambiente della sua vita. Le carte di Barrani sono paesaggi sentimentali, dialoghi interiori tra l'autore e la sua terra.' Concludendo mi piace riportare anche quello che mi scrisse un'amica all'inaugurazione della mostra nella giornata del contemporaneo '..La sua dialettica artistica si muove su piani di lettura, i suoi quadri sono incredibilmente colorati e giocosi dove ogni legge fisica è sovvertita, quadri, apparentemente gioiosi ma che ad un più attento esame rilevano diverse chiavi di lettura e, come nel mitologico labirinto di Arianna, chi si avventura alla scoperta del suo mondo interiore deve trovare la porta per entrare e poi, senza smarrirsi, pazientemente, ritrovare l'uscita, solo così, attraverso questi ripetuti viaggi si potrà sentire il 'respiro' dell'artista. La prima cosa che si percepisce, osservando i quadri di Antonio Barrani, è l'impossibilità ad entrare nei suoi quadri, in primo piano troviamo la grande onda che si erge come un alto muro, un'onda enorme, scura e spumeggiante le cui onde sono appuntite come lame. Superata l'onda ci troviamo di fronte ad un 'contrafforte' di case e chiese e sopra il tutto si erge enorme, alta e scura, esattamente al centro del quadro, la nave. Tutta la parte pittorica che riguarda il primo piano è colorata vivacemente con vernici e colori fluorescenti, un vero finto 'circo' chiassoso fatto per i 'curiosi', ma chi vuole porre orecchio potrà scivolare alle spalle dell'onda, delle case e della nave e allora nel silenzio sentirà il cuore dell'artista palpitare, nascosto in ogni magico disegno che fluttuante liberamente nello sfondo racconta una sua storia. Si può dire che l'artista riesca ad esprimere le sue emozioni più vere, attraverso un processo di rielaborazione magica che lo fa tornare 'bambino', il bambino che gioca e sogna protetto tra il 'grande' mare e le case serrate'. Con queste mie note spero di far vivere e capire meglio quella poetica passione artistica con cui mi esprimo divertendomi

ANTONIO BARRANI