LE MEMORIE, IL MARE E LA POESIA
Vecchi calendari, partiture musicali, ritagli di giornali, antiche lettere dalla grafia inclinata... c'è di tutto a fare da supporto a queste recenti immagini di Barrani, a propiziarne la genesi e la sovrabbondante inventiva. Ma questa di dipingere usando tali inconsueti sfondi e inserti non è certo una opzione solo formale, qualcosa cioè che ha meramente a che fare con l'abbellimento dell'immagine finale o con il suo arricchimento, cioè solo con il gusto. Mi pare evidente, invece, che questa scelta sia di natura lirica, coerente alla poetica complessiva del nostro artista di Vernazza, da sempre tutta fondata, infatti, sul tema della memoria, della durata di sentimenti e valori: delle radici emozionali autentiche, insomma, che fondano le nostre consapevolezze. E questi sfondi, questi materiali che tornano a galla dal passato, queste tracce labili di ricordi, affetti e pensieri sono appunto l'intelaiatura ideale e insieme l'innesco più consono a sviluppare le sue fantasticazioni immaginifiche. Solo che si tratta di una memoria trasfigurata, metaforizzata, liricizzata, come solo può accadere per un poeta istintivo come lui; un tipo di memoria che, facendosi pittura e colore, proprio non gli consente una rappresentazione convenzionale, veristica o naturalistica, delle cose, ma che anzi ne induce la più sospinta dilatazione, la più lieta trasgressione. Ogni artista ha un suo nucleo intimo, un grumo speciale e irripetibile di cose da esprimere, e quelle di Barrani sono legate a un genius loci profondamente infitto nel tessuto stesso del paese in cui vive, arroccato sul mare delle Cinque Terre, con le sensazioni, le storie, le immagini allusive di un luogo sospeso tra gli alberi e gli scogli, tra le onde e il vento. Un luogo, però che proprio per il particolare temperamento lirico e trasfigurante dell'autore, diviene sotto le sue mani uno scenario puramente poetico, un gentile pretesto che si riempie di segni e di simboli con il colore dell'ironia e dell'humour, ma anche della malinconia e della nostalgia. Ed ecco allora che sui velari rappresentati da quelle tracce di memoria che Barrani ritrova nei suoi cassetti nascono brulicanti fioriture di fari marittimi e ciminiere fumanti, di sirenette allegre, di pesci ballerini, di santi, e madonne da ex voto che si affacciano tra le nubi. Oppure, a picco sui cavalloni infuriati, case come prue a fendere i marosi multicolori, barche danzanti sui flutti con i panni stesi al posto delle vele, pesci volanti, banconote, coriandoli di sogni. E dappertutto, pressochè onnipresente, a fondamento del quadro, il mare come un'onda che sostiene le immagini, come una spuma sonora e multicolore che schizza, schiaffeggia, blandisce, tormenta e accarezza ogni brano delle composizioni. È come se lo spettacolo della vita e del mondo, in quell'angoletto d'universo che è Vernazza, venisse osservato attraverso le lenti di un caleidoscopio e si trasformasse in un racconto scrosciante di allegorie, concentrate negli spazi inquieti e gentili di un teatrino di poesia. E dunque anche oggi Barrani non ha ancora finito di inventare giochi pirotecnici da pittore poeta, giochi suggestivi di colori e di emblemi mossi dai leggeri vortici di una lirica visiva di grande intensità.
GIORGIO SEVESO

L'ONDA DEL RICORDO
Il filone del fantastico annovera nella pittura numerosi adepti. Antonio Barrani lo è da tempo e la colorita personale allo Studio d'Arte di Via Tommaseo 32 consolida la sua appartenenza a tale addensata area espressiva. Le memorie, il mare e la poesia sono i temi sviluppati unitariamente in una serie di recentissimi dipinti, nei quali l'artista di Vernazza dà conto della sua pregevole manualità e, soprattutto, di una autonomia inventiva che gli permette di prelevare simboli dal presente e dalla memoria e giocare con la fantasia.
Chi conosce la pittura di Barrani, esposta in oltre settanta mostre tra personali e collettive, sa con quanta confidenza compositiva egli accosti spartiti musicali a ciminiere, scafi di navi a immagini devozionali, calendari del passato a ritagli di giornali, case dai tetti aguzzi a panni stesi, carte da gioco a stelle luminose. Ogni parte di questa ricca scenografia ha una peculiare centralità nel vissuto del pittore ed è sempre in stretto dialogo con l'amatissimo spumeggiante mare, i cui innocui e gioiosi spruzzi, precisa Barrani 'diventano come la bacchetta di un maestro d'orchestra'.
Così prende corpo l'allegro musicale di una piacevole storia pittorica costituita da innumerevoli racconti dai titoli più vari e talvolta fantasiosi, ma strettamente pertinenti al contenuto delle opere (L'abbraccio, Il canto del merlo, Il giardino della memoria, La bilancia del paesaggio, Navi magiche, L'uomo, Le mongolfiere, Il cosmo, L'onda del ricordo, eccetera).
Nella pittura di Antonio Barrani, dalle multiformi soluzioni immaginative, l'esperienza esistenziale è segnata da accenti fortemente umani e non ne è estranea l'intonazione spirituale. Si coglie ancora la percezione di amare la memoria che rivive attraverso numerosi reperti di squisito sapore popolare.
VALERIO P. CREMOLINI